LUNED 20 MAGGIO 2013

lunedì 9 gennaio 2012

Ho scelto la montagna ma ognuno è figlio del suo tempo


di Giulia Polito


Aldo Chiantella era ed è partigiano. Combattente nelle brigate Garibaldi in Friuli ieri ed oggi presidente del Comitato d’Onore della sezione reggina dell’A.N.P.I. (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia). Si racconta così a FreeLance Magazine, una voce che come tante, con la modestia dei suoi scarsi mezzi e delle scarse abilità giornalistiche di chi la porta avanti, cerca sin dalla sua nascita di imparare dalle strade del mondo, alla ricerca di domande e risposte da sottoporre ai suoi lettori. Non sarà molto, ma ci piace pensare che alzare il mixer delle voci che incontriamo strada facendo sia un modo come un altro per stimolare la gente alla curiosità e alla ricerca di fatti e persone che la storia a volte perde tra le proprie pagine impolverate.


Come è diventato partigiano? Perché lo è diventato?
Mi trovavo in Friuli quale sfollato da Reggio Calabria a causa dei bombardamenti. Il Friuli, in quel momento, rappresentava una zona tranquilla. Dopo l’8 settembre tutto cambiò a causa della reazione tedesca alla cessazione delle ostilità. Questo portò moltissimi giovani a dover scegliere una strada o l’altra: sostenere il nuovo partito fascista o seguire la strada della montagna, quella che i fuoriusciti avevano indicato per recuperare la nuova era dell’Italia. Naturalmente ho scelto la montagna, con tutti i rischi che questa scelta ha comportato, sapendo di contribuire in maniera valida alla realizzazione di un obiettivo importante.



Cosa vuol dire essere partigiano oggi?
Significa essere caricato di grande responsabilità: quello di testimoniare ciò che accadde allora per evitare che si ripeta combattendo diversamente una battaglia che tende a mantenere vivo lo spirito di libertà. A mio avviso, infatti, ci sono state carenze di comunicazione. Questo fa sì che molta gente non sappia ancora cosa è avvenuto. Il nostro ruolo, oggi, è quello di far sì che la gente conosca.


Le lancio una piccola provocazione. C’è molta gente convinta che l’A.N.P.I. sia nata a sostegno di una parte politica ben definita. C’è chi, per dirla alla buona, descrive l’associazione quasi come una “succursale” di un qualche partito comunista. Da quello che sembrerebbe emergere dai suoi discorsi, invece, appare chiaro che la partigianeria si pone ben al di sopra della politica, se non altro perché le dittature, di qualunque natura esse siano, sono l’antipolitica per eccellenza, il luogo in cui la politica si spoglia del suo significato di “servizio al cittadino”. Cosa risponde lei a queste voci?
Devo premettere che la lotta partigiana è stata combattuta da tutti i partiti antifascisti, anche se è ormai storia che la rappresentanza comunista sia stata prevalente nella lotta partigiana. Ciò non significa che tutti i combattenti garibaldini fossero comunisti, questo non è assolutamente vero. L’ideologia comunista era quella che maggiormente ha sollecitato la lotta intensa per l’affermazione della libertà, del rispetto della dignità dell’uomo. La lotta partigiana, tuttavia, non è stata combattuta dai comunisti ma dagli italiani.


Possiamo dunque affermare che il valore maggiore della partigianeria è sociale prima ancora che politico?
Assolutamente sì. Non esiste una caratterizzazione politica quanto piuttosto l’espressione della volontà di tutelare il prodotto finale della lotta partigiana che è la Costituzione. Noi ci sentiamo ancora legittimati e in dovere di difendere quel prodotto ed è proprio a questo scopo che è nata l’A.N.P.I.



A proposito, abbiamo assistito a molteplici tentativi di metter mano sulla Costituzione per sottoporla a modifiche. C’è qualcosa che lei cambierebbe? O meglio, crede che esista effettivamente la necessità di modificarla?
Io sono abbastanza ignorante per stabilire cosa andrebbe cambiate. So che i principi basilari della nostra Costituzione non possono e non devono essere cambiati perché sono proprio quelli che ci hanno tutelati fino ad oggi. Ha tutelato il lavoro, gli individui, ha protetto da caratteristiche negative il nostro popolo.


Negli ultimi anni, secondo la sua esperienza di partigiano, ha scorto reali pericoli per la nostra Repubblica?
Ci sono stati i tentativi di modificare le regole della Costituzione, ad opera soprattutto di quel B. che non voglio neanche nominare. Ma sono stati tentativi vani perché gli italiani ricordano perfettamente la lotta che nel tempo li ha tutelati. Quella dettata dalla Costituzione è una condizione ormai strutturale che non può essere sradicata. Per cui direi di no, non ho scorto reali pericoli.


Ricapitolando, lei a soli 19 anni ha compiuto una scelta che io definirei “di vita” e a preso il largo su per le montagne. Ha festeggiato i suoi 20 anni in carcere, quando i tedeschi la catturarono e la condannarono a morte. I 20enni o poco più del 2012 sembra che in fondo ci provino a difendersi e, in qualche modo, a “lottare” seppur con mezzi radicalmente diversi. La prima cosa che mi viene in mente è il web, che di anno in anno riesce a mettere in comunicazione un numero infinito di persone che, una volta radunate, hanno dato vita ad un serie di movimenti a mio avviso abbastanza importanti. Tuttavia le chiedo, c’è qualcosa che i nostri giovani potrebbero o dovrebbero fare in più?
Io tendo ad escludere responsabilità da parte dei giovani che oggi vengono nominati con troppa facilità. Ognuno è figlio del proprio tempo: il mio tempo ci ha portato sulle montagne, questi tempi tuttavia sono caratterizzati da forti segni positivi. I giovani hanno bisogno di trovare motivazioni e ideali per modificare i segni di degenerazione delle istituzioni che hanno portato alla cattiva gestione della vita politica. Si avverte l’esigenza di modificare il modus vivendi del mondo poiché i movimenti di cui accennavamo prima sono movimenti mondiali. I giovani hanno bisogno di essere sostenuti.


E’ su queste ultime battute che Chiantella ci lascia con una lacrima di commozione. Una lacrima – chissà – rivolta a tutti noi, una lacrima nel ricordo di quelle montagne che, nell’asprezza del loro verde e della dittatura fascista, ha avvolto e ha segnato la vita di chi, come Aldo, non si è mai arreso. Ieri come oggi.



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Categorie: In evidenza, Politica e Finanze

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